Finanza d’impresa · Analisi

Quando la crescita dei ricavi mette sotto pressione la cassa

Quando la crescita dei ricavi mette sotto pressione la cassa

La crescita viene normalmente letta attraverso il fatturato. Più ordini, più clienti e maggiori ricavi rappresentano segnali positivi, ma descrivono soltanto una parte di ciò che sta accadendo dentro l’impresa.

Quando il volume d’affari aumenta, cresce spesso anche il capitale necessario per sostenerlo.

Più vendite possono significare più crediti verso clienti, maggiori acquisti, più magazzino, anticipazioni ai fornitori, personale aggiuntivo e investimenti necessari a sostenere il nuovo livello operativo.

Il risultato è apparentemente paradossale: l’impresa cresce, produce margine e contemporaneamente vede diminuire la propria liquidità.

È uno dei casi in cui il conto economico, da solo, non basta per comprendere la situazione finanziaria dell’azienda.

Il fatturato cresce prima della cassa

Immaginiamo un’impresa che passi da 2 a 2,8 milioni di euro di ricavi.

L’incremento è del 40%.

Se il margine operativo resta soddisfacente, la prima lettura può essere positiva: l’attività commerciale funziona e l’azienda sta ampliando il proprio mercato.

La dinamica finanziaria può però seguire un percorso diverso.

Se i clienti pagano mediamente a 90 giorni, una parte rilevante dell’aumento dei ricavi si trasforma inizialmente in crediti commerciali.

L’impresa contabilizza il ricavo quando vende, mentre incassa il denaro settimane o mesi dopo.

Nel frattempo deve continuare a sostenere:

  • fornitori;
  • stipendi;
  • imposte e contributi;
  • leasing e finanziamenti;
  • acquisti;
  • investimenti;
  • costi generali.

Il problema quindi non nasce necessariamente dalla redditività.

Nasce dal tempo che separa la produzione del margine dalla trasformazione di quel margine in liquidità disponibile.

Il capitale circolante assorbe risorse

La crescita aumenta frequentemente il fabbisogno di capitale circolante.

I tre elementi principali sono crediti commerciali, magazzino e debiti verso fornitori.

Se l'aumento dei crediti e delle scorte supera l'aumento dei debiti commerciali, l'impresa deve finanziare internamente questa differenza.

Un esempio semplificato aiuta a leggere la dinamica.

Supponiamo che l'aumento dell'attività produca:

VoceVariazione
Crediti verso clienti+ €220.000
Magazzino+ €80.000
Debiti verso fornitori+ €120.000
Maggior fabbisogno netto€180.000

L'azienda può quindi presentare contemporaneamente:

ricavi in crescita, EBITDA positivo e 180.000 euro in più assorbiti dal capitale circolante.

Quei 180.000 euro devono arrivare da qualche parte.

Possono essere finanziati attraverso la liquidità accumulata, nuovi affidamenti bancari, maggiore utilizzo delle linee esistenti, ritardi nei pagamenti oppure nuovo capitale.

È in questo passaggio che la crescita commerciale diventa una questione finanziaria.

Utile e cassa misurano fenomeni diversi

Il conto economico misura la capacità dell'impresa di generare risultato in un determinato periodo.

La cassa misura invece la capacità di trasformare quell'attività economica in disponibilità finanziarie effettive.

Un'impresa può quindi chiudere l'esercizio con un utile e avere contemporaneamente maggiore esposizione bancaria rispetto all'anno precedente.

La domanda corretta diventa:

dove è finito il denaro generato dalla gestione?

Per rispondere bisogna ricostruire il passaggio dal risultato economico ai flussi finanziari.

Il percorso tipico è:

EBITDA → capitale circolante → investimenti → servizio del debito → imposte → variazione della liquidità.

È qui che il rendiconto finanziario diventa uno strumento gestionale e non soltanto un prospetto da allegare al bilancio.

La crescita può creare fabbisogno prima di generare risorse

Una delle dinamiche più interessanti emerge quando l'impresa aumenta rapidamente il fatturato.

Gli acquisti devono essere effettuati prima della vendita.

Il personale viene pagato ogni mese.

Le merci possono restare in magazzino.

Il cliente può pagare dopo 60, 90 o 120 giorni.

La crescita produce quindi una sequenza temporale:

prima vengono sostenuti i costi, poi viene effettuata la vendita, successivamente nasce il credito e soltanto alla fine arriva l'incasso.

Più rapidamente cresce il volume d'affari, maggiore può diventare il capitale necessario per finanziare questo intervallo.

Per questo un'impresa in forte espansione può avere un fabbisogno finanziario superiore a quello di un'impresa stabile.

Quando il debito inizia a compensare il circolante

Se il fabbisogno non viene pianificato, il sistema finanziario dell'impresa tende ad adattarsi da solo.

Aumentano gli utilizzi di conto corrente.

Le linee autoliquidanti rimangono costantemente utilizzate.

Si riducono i margini disponibili.

Una parte del debito a breve comincia quindi a finanziare un'esigenza che non è più temporanea.

Il punto centrale non è semplicemente osservare che il debito è aumentato.

Occorre capire che cosa quel debito sta finanziando.

Se una crescita strutturale dei ricavi genera stabilmente maggiore capitale circolante, anche una parte del fabbisogno assume natura strutturale.

Finanziarlo interamente con strumenti a breve può produrre una tensione crescente tra durata degli impieghi e durata delle fonti.

Gli indicatori vanno letti insieme

In questa situazione nessun indicatore, preso isolatamente, offre una lettura completa.

L'EBITDA permette di osservare la capacità operativa dell'impresa.

La PFN mostra il livello di indebitamento finanziario netto.

Il rapporto PFN/EBITDA aiuta a confrontare il debito con la capacità operativa di generare margine.

Il DSCR misura la capacità prospettica dei flussi di servire il debito.

DSO, DPO e DIO permettono invece di comprendere la dinamica del capitale circolante attraverso tempi di incasso, pagamento e permanenza delle scorte.

La lettura utile nasce quindi dall'insieme.

Un EBITDA crescente accompagnato da un progressivo aumento dei giorni di incasso racconta una storia diversa da quella mostrata dal solo conto economico.

Il problema si individua prima nel flusso che nel bilancio

Il bilancio fotografa una situazione a una determinata data.

La tesoreria permette invece di osservare come quella situazione si sta formando.

Per un'impresa in crescita diventa quindi particolarmente utile affiancare ai dati consuntivi una previsione finanziaria.

Una previsione a 12 mesi consente di stimare:

ricavi attesi, incassi, pagamenti, investimenti, rate finanziarie, imposte e disponibilità liquide.

In questo modo il fabbisogno emerge prima che diventi una tensione.

La domanda cambia.

Da:

“Perché manca liquidità?”

a:

“Quanta liquidità servirà per sostenere il livello di attività previsto nei prossimi mesi?”

È un cambiamento sostanziale, perché porta la finanza dentro la pianificazione dell'impresa.

Crescere richiede una struttura finanziaria coerente

La soluzione non consiste necessariamente nel rallentare le vendite.

La crescita deve essere accompagnata da una struttura finanziaria capace di sostenerla.

In alcuni casi il lavoro può concentrarsi sulla riduzione dei tempi di incasso.

In altri sulla rotazione del magazzino.

In altri ancora sulla negoziazione dei termini con i fornitori o sulla trasformazione di una parte del debito a breve in una fonte di durata più coerente.

Può inoltre essere necessario rafforzare il capitale proprio oppure definire un plafond finanziario prima che l'aumento dell'attività assorba completamente le linee disponibili.

La decisione dipende dalla causa concreta del fabbisogno.

Per questo l'analisi finanziaria non dovrebbe partire dalla domanda:

“Quanto finanziamento possiamo ottenere?”

ma da una domanda precedente:

“Quale parte del fabbisogno nasce dal funzionamento dell'impresa e quale struttura finanziaria è coerente con quella dinamica?”

La crescita va finanziata prima di essere incassata

Un incremento dei ricavi rappresenta una prospettiva favorevole quando produce margine e quando l'impresa dispone delle risorse necessarie per trasformarlo in crescita sostenibile.

La lettura congiunta di conto economico, stato patrimoniale, capitale circolante, posizione finanziaria e flussi permette di capire se l'espansione sta generando risorse oppure sta aumentando progressivamente il fabbisogno.

La cassa, in questo senso, non contraddice il risultato economico.

Racconta semplicemente una parte diversa della stessa impresa.

© Carmelo Modica – composizionenegoziata.it

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